“Ogni cosa sembra migliore a stomaco pieno”. E’ questa l’idea che aveva il celeberrimo statista inglese Winston Churchill riguardo al rapporto tra gastronomia e politica.
E infatti gli incontri tra i grandi statisti del passato e del presente
sono spesso scanditi da colazioni e cene debitamente preparate da chef
di altissimo rango. Questi ultimi si sono uniti nel cosiddetto “ Club des chefs de
chefs”, fondato nel 1977 in Francia da Henry Haller, chef della Casa
Bianca, e Marcel le Servot, sovrintendente delle cucine dell’ Eliseo. E
i componenti del Club sono guidati dal motto “le sole alleanze
internazionali possibili sono quelle gastronomiche”, pronunciato dallo
scrittore francese Léon Daudet.
L’esclusiva
associazione annovera membri come lo chef del Principe Alberto di
Monaco (che ha ospitato la riunione che si tiene annualmente) e
Fabrizio Boca, rappresentante dell’Italia. Quest’ultimo nel 2009
dovrebbe prendere il posto di Marco Salvi, l’attuale chef del Quirinale
che ha soddisfatto i palati di Leone, Pertini, Cossiga, Scalfaro,
Ciampi e Napolitano. Anche il fondatore Henry Haller è chef di
lunghissimo corso, e ha avuto l’onore di deliziare i pasti di cinque
presidenti americani, da Lyndon Johnson a Ronald Reagan. Alcuni
“capricci a tavola” degli illustri commensali che ha avuto l’onore di
compiacere sono raccolti nel libro intitolato White House Family
Cookbook, come l’aneddoto che vede protagonista Ronald Reagan cucinare
personalmente al barbecue bistecche mastodontiche nel suo ranch texano,
lasciando stupiti i suoi illustri ospiti.
Il
Quirinale è la sede perfetta per ospitare il nostro Presidente della
Repubblica, con i suoi 70mila mq di estensione, le 3mila finestre, i
270 arazzi, gli oltre 250 orologi a pendolo e i suoi 20mila pezzi di
argenteria. Essa è stata sede pontificia e reggia d’Italia e ha seguito
il passo dei tempi, oggi molto più veloci e frenetici. Proprio per
questo la durata dei pasti si è ridotta a da tre ore a 45 minuti per le
colazioni e un’ora e mezza per le cene, forse in ossequio al celebre
aforisma di Brillat-Savarin: “La tavola è il solo luogo dove non ci si
annoia mai durante la prima ora”. Inoltre il menu è ideato e
determinato in relazione all’ospite, ai suoi precetti religiosi e anche
in base alle possibili intolleranze alimentari; lo scambio di
informazioni in preparazione di questi è molto fitto tra le ambasciate
del Paese ospitante e di quello ospite.
Non
mancano affascinanti aneddoti anche sotto l’egida del tricolore, che
hanno visto protagonisti, tra gli altri il presidente Giovanni Leone.
Infatti in occasione di una visita privata a Roma del dittatore
ugandese Idi Amin Dada, il quale piombò a Roma in visita privata, il
presidente italiano aggirò il protocollo invitandolo - invece che a un
banchetto al Quirinale - a un frugale pranzo a Castelporziano col
personale di servizio, facendo credere al dittatore che quelle erano le
autorità italiane. Così Idi Amin pranzò con giardinieri e
guardiacaccia, convinto di trovarsi accanto a ministri e presidenti.
La
disposizione dei tavoli e degli invitati oggi nelle sale del Quirinale
è dettata da un manuale redatto da Giulio Andreotti nel 1950 su
richiesta di Alcide de Gasperi nel quale sono elencate centinaia di
possibili voci e cariche. Infatti nella disposizione “a ferro di
cavallo”, l’importanza dell’ospite aumenta con il decremento della
distanza dal posto d’onore.
Ancora una volta il mondo della
ristorazione, in questo caso di eccelso livello, contribuisce a creare
quel fascino particolare che solo chi lavora con passione in questo
settore riesce a vivere appieno.